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martedì 5 novembre 2013

IL M5S SCOPRE L'INGANNO. CI STANNO FREGANDO

Il M5S sbugiarda l’Istat - L'istituto di statistica avrebbe ritoccato il dato sul rapporto deficit-pil Il Movimento 5 Stelle porta l’Istat in tribunale. Il capogruppo M5S alla Camera, Alessio Villarosa, e la deputata Roberta Lombardi si recheranno presso la procura di Roma per presentare un esposto nei confronti dell’Istat. Secondo il M5S, l’istituto di statistica avrebbe “ritoccato” il dato sul rapporto deficit-Pil presentato all’Europa il 30 settembre scorso, riportando un 3% tondo e non il 3,1% riferito dalla nota di aggiornamento del Def stilata dal ministero del Tesoro.

 “Le regole -ricorda un comunicato di M5S alla Camera- prescrivono che, per l’anno in corso, l’Istat fotografi lo stato dei conti pubblici, facendo riferimento ai dati del Mef e il 30 settembre scorso non era ancora stata messa a punto la ‘manovrina’ del governo da 1,6 miliardi che, solo in ottobre, potrebbe aver rimesso il parametro del deficit in linea con il tetto di Maastricht”. Dunque, secondo M5S, “al 30 settembre l’Istat era tenuto a trasmettere all’Europa i saldi antecedenti alla correzione e quindi avrebbe dovuto notificare lo sforamento sul deficit. Qualora l’anomalia fosse confermata, nell’esposto il MoVimento 5 Stelle ipotizza per l’Istituto di statistica l’addebito di falso in atto pubblico”. (AdnKronos)

Verso l'infinito e oltre



E' iniziata una colletta spasmodica per l'organizzazione del V3Day "OLTRE", quello che avremo in più, se ci sarà, lo metteremo da parte per le elezioni europee che il M5S vuole vincere. Andiamo oltre, siamo già oltre, io sono andato oltre. A casa mia non mi hanno riconosciuto con la giacca e il vestito blu. Faremo delle bellissime cose. Arriveranno ospiti internazionali a parlare di soluzioni ai problemi, di come vogliamo il mondo, di come lo vorremmo per i nostri figli. Ce la faremo. In alto i cuori. A Genova! Sostieni il V3Day con una donazione http://www.beppegrillo.it/v3day/donazioni/

LATINA Presidente Cusani sospeso: da prefetto atto grave

Armando Cusani ha annunciato che si opporrà «in tutte le sedi possibili e immaginabili» contro il provvedimento di sospensione dalla carica di presidente della Provincia di Latina emesso dal Prefetto Antonio D'Acunto il 31 ottobre scorso. Cusani lo giudica «sbagliato sia nella forma sia nella sostanza», anche «ponendo in campo una forte campagna sulla consistenza di questa ingiustizia. 
Che, ripeto, è perpetrata all'intera Provincia di Latina e non a me personalmente». «Non dimentico che le due condanne ci sono - ha precisato il presidente della Provincia - per una ho fatto appello, per l'altra nei prossimi giorni porrò in campo lo stesso percorso giudiziario. 
Ricordo a me stesso e poi a tutti che l'art. 27 della Costituzione recita che ogni cittadino è innocente sino al completamento dei tre gradi di giudizio. «Sono sicuro che le due sentenze emesse 'concorso per abuso d'ufficio' verranno spazzate via nei prossimi livelli di giudizio. Ripeto con forza che non ho rubato, non ho fatto ricettazione, non ho fatto malversazione, non ho fatto falso ideologico, non ho ammazzato nessuno. Ho soltanto lavorato per gli altri, e per chi vuole sapere la vera storia di quelle due sentenze, potrà leggerla sul sito www.provincia.latina.it, rendendosi conto che sono legate a vicende ridicole». «La provincia fa, gli altri fanno chiacchiere e non a caso hanno voluto limitare Cusani non dall'essere presidente ma dall'agire. Decapitare la classe politica e istituzionale della Provincia di Latina vuole dire in buona sostanza limitare un sistema di azione fondamentale in favore dei cittadini. Noi - ha concluso Cusani - dobbiamo avere dagli organi di garanzia degli arbitri che le leggi le applicano e non le interpretano. Nel caso di specie la Provincia di Latina non ha avuto un soggetto nel Prefetto che si è reso conto che un atto così grave non è grave per Armando Cusani ma per l'intera comunità che rappresenta». Fonte

L.Stabilità: Polizia, allarme rosso per la sicurezza. Siulp, Governo dia risposte immediate ai poliziotti

Roma, 22 ott - «Aprire immediatamente un tavolo di discussione, con il sindacato, che possa accompagnare l’iter parlamentare della legge di stabilità, in modo da far comprendere al Parlamento il gravissimo disagio e lo scoramento totale delle donne e degli uomini in uniforme che quotidianamente si sacrificano in ogni angolo del Paese per la sicurezza e la coesione sociale». E' quanto chiede il Segretario Generale del SIULP, Felice ROMANO, dopo un confronto con i poliziotti, reduci della manifestazione di sabato scorso a Roma, rispetto ai contenuti della manovra economica varata dal CDM che, «diversamente da quanto preannunciato dall’esecutivo, non contiene alcuna risposta alle esigenze della sicurezza e soprattutto dei suoi operatori». «Straordinari non pagati da oltre un anno, missioni e indennità di ordine pubblico arretrati da circa 11 mesi, doppi turni e servizi pesanti nei quali, quasi sempre si è esposti al rischio dell’incolumità personale e nei quali la dignità di onesti servitori dello Stato è costantemente calpestata in nome di una ragione di stato per un Stato completamente assente per i suoi servitori - continua Romano - hanno creato una miscela esplosiva che corre il rischio di assumere pieghe imprevedibili e incontrollabili». 

«Le dichiarazioni rese dai colleghi e riportate da alcune trasmissioni televisive, secondo le quali alcuni operatori delle Forze di polizia hanno dichiarato che alla prossima manifestazione, visto il trattamento ricevuto dal Governo, si faranno da parte e lasceranno entrare i manifestanti nei palazzi del potere, sono sintomatiche di un totale senso di abbandono che i poliziotti vivono per effetto del trattamento a loro riservato che il Parlamento non può far cadere nel vuoto». «È ormai allarme rosso per la sicurezza, per i suoi operatori e per tutto ciò che questo può innescare.

È stata già deliberata la manifestazione nazionale per effetto dell’insopportabile danno e denigrazione che comporta, per i poliziotti, la proroga del blocco contrattuale e, soprattutto, del tetto salariale che mina anche la stessa tenuta dell’operatività della funzione di polizia atteso che a responsabilità maggiori non corrisponde un trattamento economico adeguato come quello riconosciuto agli altri che hanno raggiunto la stessa professionalità prima del 1° gennaio 2011.
Essa, però sarebbe il punto di non ritorno nel rapporto fiduciario ed indissolubile che deve presiedere la relazione esistente tra lo Stato e chi lo rappresenta e che per esso è pronto anche al sacrificio estremo». «Ecco perché - conclude Romano - se il Governo non darà risposte concrete ed immediate al disagio degli operatori della sicurezza, anche attraverso forme di autofinanziamento interno ad ogni singola Amministrazione, oltre alla manifestazione nessuno si meravigli se quanto preannunciato anonimamente dai colleghi impegnati nella manifestazione di sabato scorso dovesse trovare riscontro». Fonte

Il caso Humanitas scoppia nelle mani del Governo


Fate finta che un giovane di 30 anni si candidi alle elezioni con l'Udc. Fate finta che questo giovane sia casualmente il figlio della proprietaria di un'importante clinica oncologica. Poi fate finta che durante la campagna elettorale da questa clinica oncologica, la madre del giovane dell'Udc, utilizzando i registri della clinica, chiami insistentemente tutti i pazienti malati di tumore per invitarli a votare il figlio. E ancora, fate finta che il figlio, grazie a quest'attivismo, venga eletto deputato regionale risultando il più votato. E ancora, fate finta che una volta eletto deputato regionale, il nostro giovane, si faccia promotore di un provvedimento che regala alla sua clinica 50 nuovi posti letto che, tradotto, significa milioni di euro dalle casse regionali sottratti alla sanità pubblica. Bene, adesso non fate più finta: il giovane esiste davvero e si chiama Luca Sammartino (nella foto accanto a Casini). Anche la clinica esiste davvero, si trova a Catania e si chiama Humanitas. Naturalmente il provvedimento è passato con l'avallo della giunta regionale.

Messina. Il sindaco espone la bandiera della pace alla festa delle Forze Armate

"Si svuotino gli arsenali, strumenti di morte – ha detto il sindaco Accorinti nel corso del suo intervento, rivolgendo anche un appello ai sindaci di tutti i comuni italiani – e si colmino i granai, fonte di vita. Il monito che lanciava Sandro Pertini sembra ancora ad oggi cadere nel vuoto. Nulla da allora è cambiato. L'Italia, paese che per la Costituzione ripudia la guerra, continua a finanziare la corsa agli armamenti e a sottrarre drasticamente preziose e necessarie risorse per le spese sociali, la scuola, i beni culturali, la sicurezza. Il rapporto 2013 dell'Archivio Disarmo su “la spesa militare in Italia” documenta come l'Italia abbia speso per l'anno 2013, e spenderà per il 2014 e il 2015, oltre 20 miliardi di euro per il comparto militare (oltre un ulteriore miliardo per le missioni internazionali) a fronte di una drammatica crescita della povertà sociale. Nel 2013 l'Istat ha pubblicato il suo più drammatico Rapporto sulla povertà nel nostro Paese. Gli italiani, che vivono al di sotto della linea di povertà sono ormai 9 milioni 563 mila, pari al 15,8 % della popolazione. Di essi 4 milioni 814 mila (ossia 1'8%) sopravvivono in condizioni di povertà assoluta, cioè impossibilitati ad acquisire i beni di prima necessità. In questo drammatico quadro nazionale la Sicilia diventa emblema della progressiva campagna di militarizzazione italiana". "La nostra isola – ha proseguito Accorinti - rischia di diventare una portaerei del Mediterraneo: una base dalla quale fare partire strumenti di morte e controllare con tecnologie satellitari (Muos) i paesi stranieri. Anche l'arrivo dei flussi migratori è vissuto come un “problema di ordine pubblico” da affrontare con le forze armate, da circoscrivere in ghetti, lontani dagli sguardi della popolazione italiana, dove non sempre sono garantiti diritti e giustizia. Non si può rimuovere dalla memoria collettiva, quasi esorcizzando, un secolo di lotte del movimento operaio per la pace e il lavoro, il disarmo e la giustizia sociale. Questa Amministrazione appoggia quelle lotte e quegli ideali. Questa Amministrazione dice “Si” al disarmo. Questa Amministrazione, fedele alla Costituzione Italiana, dichiara il proprio “No a tutte le guerre” e difende il diritto di emigrare, ribadendo il massimo impegno nella ricerca di soluzioni di accoglienza idonee per i fratelli migranti giunti di recente a Messina. Messina e la Sicilia – ha concluso il sindaco - da sempre hanno avuto una grande opportunità in quanto crocevia di diverse culture e religioni; le diversità arricchiscono tutti e oggi vogliamo rilanciare un processo di pace dalla nostra terra e dal nostro mare per l'umanità".

sabato 2 novembre 2013

“La gente morirà entro 20 anni”. Non ci vuole un pentito per capirlo

Questa non è una storia nuova. Si tratta della storia della Terra dei fuochi, quell’aerea geografica compresa tra le province di Napoli e Caserta, dove i rifiuti vengono ‘smaltiti’ illegalmente. In che modo? Bruciandoli o interrandoli. Un vero e proprio business milionario, gestito dalla malavita, che più volte è stato documentato sia dai giornalisti che dai cittadini (basta andare su questo sito per farsi un’idea laterradeifuochi.it) ma che finora non è ancora stato affrontato nella maniera adeguata dal governo. Più volte il ministero della Salute ha ammesso la suo volontà nell’affrontare, magari fronteggiare, la situazione ma, come spesso accade, alle promesse non sono conseguiti i fatti. Così negli ultimi anni la terra dei fuochi ha continuato a bruciare quei rifiuti tossici, che una volta arsi, rilasciano nell’ambiente pericolose sostanze cancerogene. Sostanze pericolose da respirare e che essendo altamente inquinanti rendono i terreni agricoli di queste zone inadatti all’agricoltura. Nonostante ciò molti di questi terreni vengono ancora coltivati, i prodotti venduti a grandi aziende o nei mercati, per poi finire sulle tavole degli italiani. Detto questo è facilmente comprensibile come un efficace sinonimo di terra dei fuochi potrebbe essere ‘Terra dei tumori‘. Proprio così, l’aumento dei casi di tumori in queste terre aumenta, in maniera vertiginosa ogni anno di più rendendo queste terre, assieme a quella di Taranto, fra quelle con la più alta incidenza di morti per tumore. 
Recentemente Gaetano Rivezzi, neonatologo in servizio all’Ospedale di Caserta e il coordinatore dei medici per l’ambiente campani, ha denunciato i gravi pericoli dovuti all’inquinamento, in particolar modo a nord di Napoli, da Nola a Villa Literno. Rivezzi ha dichiarato che: «Nell’Asl Napoli tre, quella di San Giorgio a Cremano, Pomigliano, Nola nel 2009 le esenzioni 048, quelle per i pazienti affetti da tumori, erano 111. Nel 2012 sono diventate 266. Nel solo distretto di Frattamaggiore, che conta oltre centomila abitanti, si va dai 136 di 4 anni fa ai 420 dell’anno scorso». Questo è l’effetto degli oltre 3500 roghi di scarti industriali e rifiuti altamente tossici che sono stati fatti divampare nel solo 2012. Questo è un business incredibilmente radicato che non riguarda solo le zone partenopee o campane ma l’Italia intera. La procura di Napoli nel 2002 aveva difatti scoperto che erano stati ‘interrate’ oltre 300 mila tonnellate di rifiuti e scarti tossici provenienti dalle aziende del nord Italia. 

Carmine SchiavoneDetto questo appare evidente come non ci sia il bisogno delle dichiarazioni di un pentito per comprendere quanto queste zone siano pericolose per la salute dei cittadini. Stiamo parlando delle dichiarazioni del pentito dei Casalesi, Carmine Schiavone, che nel 1997 aveva dichiarato: «Entro venti anni gli abitanti di numerosi Comuni del casertano rischiano di morire tutti di cancro a causa dei rifiuti pericolosi interrati». Si tratta dell’audizione davanti alla commissione parlamentare sulle Ecomafie del pentito che con le sue confessioni ha fatto crollare il clan dei Casalesi. Rivelazioni rese note solo oggi che i verbali sono stati resi pubblici e che rivelano come negli anni ’90 questo divenne un vero e proprio business “autorizzato” per il clan dei Casalesi. «Tuttavia – riferì Schiavone – quel traffico veniva già attuato in precedenza. Gli abitanti del paese rischiano tutti di morire. Non credo infatti che si salveranno: gli abitanti di paesi come Casapesenna, Casal di Principe, Castel Volturno e così via, avranno, forse, venti anni di vita». Secondo il pentito nell’affare erano coinvolte diverse organizzazioni criminali, come mafia, ‘ndrangheta e Sacra Corona Unita, tanto da far ipotizzare che anche in diverse zone della Sicilia, della Puglia e della Calabria sia stato messo in atto lo stesso sistema della ‘Terra dei Fuochi’. Schiavone spiegò anche come veniva effettuato lo smaltimento dei rifiuti: «Avevamo creato un sistema di tipo militare, con ragazzi incensurati muniti di regolare porto d’armi che giravano in macchina. Avevamo divise e palette dei carabinieri, della finanza e della polizia. Ognuno aveva un suo reparto prestabilito». I rifiuti, raccontò il pentito, venivano scaricati di notte e le pale meccaniche vi spargevano sopra del terreno. Ma talvolta la spazzatura finiva anche a 20 o a 30 metri di profondità. Nei verbali si può apprendere che alcuni rifiuti radioattivi, per la precisione fanghi nucleari provenienti dalla Germania: «dovrebbero trovarsi in un terreno sul quale ci sono le bufale e su cui non cresce più erba». Si tratta di rifiuti che sulla carta sarebbero dovuti finire in discariche autorizzate. Fa riflettere come a distanza di anni da queste dichiarazioni di Schiavone nulla sia cambiato. È di oggi la notizia di due arresti effettuati dai Carabinieri ai danni di due algerini rei di aver alimentato un rogo tossico a poche decine di metri dal centro abitato di Casal di Principe (Caserta). Nel frattempo la gente continua ad ammalarsi e morire. Fonte