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domenica 6 luglio 2014

In ricordo di Franca RAME

"Fine maggio. Ricevo la prima busta paga da onorevole. Guardo e riguardo i "cedolini" e non capisco niente. Scopro che il mio stipendio mensile è di 15.000 euro e che ho 150 euro di rimborso spese per il parrucchiere. Troppi soldi. Accenno a qualche senatore e pure a qualche deputato l'idea di proporre una decurtazione del nostro stipendio a favore delle situazioni tragiche che si stanno moltiplicando nel nostro Paese. Ma è come se stessi giocando a squash, lo sport in cui si lancia la pallina contro il muro e lei torna indietro a gran velocità. Se non sei un vero campione non riesci neanche a sfiorarla: ti passa via da sotto la racchetta, invisibile... Ecco, le mie parole slittano oltre le orecchie dei senatori come proiettili di gomma. 

Loro guardano altrove, cambiano discorso. Sul momento non capisco. Me ne renderò conto solo in seguito, nel 2013, quando a Palermo un gruppo di giovani eletti alle regionali nel Movimento 5 stelle tratterrà dallo stipendio solo 2500 euro a testa degli oltre 12.000 previsti dalla paga mensile; tutto il resto lo verserà in una cassa per sovvenzionare le piccole e medie imprese. Su quattro o cinque eletti di altri partiti presenti all'operazione, due crolleranno a terra svenuti. Penso a quante persone che conosco sbarcano il lunario con 800, 900 euro al mese...penso ai pensionati a 400, 600 euro al mese....immaginatevi i miei pensieri e il mio sincero imbarazzo davanti al mare di soldi della mia paga....ormai ho capito che solo l'allusione a certi atti di generosità e di senso umanitario puo' provocare un infarto ai miei colleghi. Quindi silenzio e monologhi a gesti sui buoni sentimenti! (...) 

Qui è davvero tutto assurdo. Al ristorante non devi pagare il conto: ti viene detratto dallo stipendio, sembra uno scherzo. Sapete quanto spendo? io, che sono vegeteriana e astemia, pago intorno ai 3 euro, meno che all'Osteria degli spiantati sui Navigli. Alla buvette invece il conto lo paghi, ma dopo aver consumato perchè pagare prima non è elegante.A qualcuno però capita, distratto, di uscire dimenticandosi di pagare il conto, ma è ovvio che è una svista innocente. Andiamo, siamo senatori, a chi mai fra noi verrebbe in mente di fare il furbo e rubare?! Ah..ah...mi esce una risata a tutta gola!" 

 ps: grazie ad Alessandra Viola per la segnalazione

venerdì 4 luglio 2014

Scandalo Mose: Marco Milanese arrestato, ha incassato mezzo milione di euro per sbloccare i finanziamenti del Cipe per l'opera veneziana

La cosa grave non è solo che ‪#‎Milanese‬ abbia preso una tangente per favorire il finanziamento del Cipe al Mose. Ma soprattutto che l'abbia fatto  con un decreto legge, il n. 78 del 25/05/2010, convertito in Legge n. 122 del 30/07/2010 con in carica il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. In questo caso il Presidente del Consiglio e il consiglio dei Ministri cos'erano? Delle povere vittime? 
(pagina 462 dell'ordinanza di richiesta di arresto di ‪#‎Galan‬). 
Marco Milanese, in passato consulente dell’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti e già coinvolto in altre vicende giudiziarie, è stato arrestato per corruzione dalla Guardia di Finanza nell’inchiesta Mose. All’ex parlamentare del Popolo delle Libertà sono stati sequestrati beni per 500mila euro. Secondo l’ordinanza con la quale la Guardia di Finanza aveva arrestato 35 persone a inizio giugno Milanese ricevette proprio una tangente da mezzo milione di euro che gli imprenditori del Consorzio Venezia Nuova – secondo le accuse – gli avevano versato nel 2010 per sbloccare i finanziamenti del Cipe per il Mose. Il denaro – secondo gli inquirenti – sarebbe stato consegnato a Milanese tra l’aprile e il giugno del 2010. Secondo l’accusa, il Cvn avrebbe pagato Milanese attraverso Roberto Meneguzzo, patron della vicentina Palladio finanziaria. La dazione sarebbe avvenuta a Milano e per questo gli atti relativi a Meneguzzo sono stati trasferiti dal tribunale del Riesame di Venezia in Lombardia per competenza territoriale. Continua su FONTE

Il "Taglia Bollette" di Renzi, un regalo alle fossili per fermare le rinnovabili!



 Cari cittadini, in decima Commissione stiamo ascoltando le numerose parti sociali interessati dall'ennesimo decreto omnibus del Governo. Premesso che questo è l'OTTAVO PROVVEDIMENTO, negli ultimi 2 anni, che va A DETRIMENTO della filiera delle Rinnovabili, questo Decreto modifica due capisaldi della politica sull'energia, e cioè gli incentivi verso le rinnovabili e la gestione degli impianti che si autoproducono l'energia che consumano. In entrambi i casi ci troviamo di fronte a dei provvedimenti che minano fortemente la promozione virtuosa della produzione di energia pulita... quella a zero emissioni e accessibile a tutti. 

Nel primo caso si andranno a colpire gli impianti fotovoltaici già esistenti sopra i 200 kW con una riduzione dell'incentivo dell'8% e TUTTI gli impianti applicandogli NUOVI COSTI per pagare i servizi offerti dal GSE. Nel secondo caso verrà introdotta una NUOVA TASSA per chi si autoprodurrà da sè l'elettricità anzichè prelevarla dalla rete pubblica. E l'autoproduzione e l'autoconsumo, sia in termini di interventi di efficientamento energetico, sia in termini di produzione di energia rinnovabili, sono già oggi e saranno sempre più in futuro una delle opzioni più efficienti per le attività produttive e i privati per abbassare la propria bolletta energetica. Tutto ciò va contro il buon senso e l'economia. 

Ricordiamo infatti che lo sviluppo delle rinnovabili permette già oggi di risparmiare ogni anno 6 miliardi di euro di importazioni di gas, ha già abbassato il costo della bolletta elettrica di oltre 1 miliardo di euro, ci rende sempre più indipendenti dai fornitori esteri e contribuisce enormemente a ridurre le emissioni: attualmente sono 60 i milioni di tonnellate di CO2 risparmiate, e sapete bene che la salute non ha prezzo. L'apporto delle rinnovabili ha fatto ABBASSARE negli ultimi periodi IL PREZZO DELL'ENERGIA della borsa elettrica dai 75 euro a MWh ai 43 euro attuali, ma voi cittadini non avete visto questo enorme ribasso nelle vostre bollette, perchè purtroppo i VERI EXTRAPROFITTI vengono trattenuti dalla filiera di vendita e nelle tasse. 
 Quindi il Governo anzichè provvedere con misure STRUTTURALI, vuole agire rompendo uno dei capisaldi di qualsiasi società civile, e cioè la non retroattività delle norme. Ci sono infatti migliaia di contratti firmati tra privati e lo Stato, che garantiva determinate condizioni, che ora verrebbero unilateralmente modificati, portando inoltre al paradosso che mentre da una parte lo Stato incasserebbe extra guadagni, dall'altra vedrebbe calare in proporzione il prelievo fiscale su queste aziende che avrebbero certamente minore reddito e quindi minore imposizione. Questa norma mirava anche a colpire gli speculatori, ma questi hanno già venduto gli impianti negli scorsi anni, e viceversa tornerebbero proprio ora per acquistare a prezzi stracciati gli impianti dalle aziende che andranno in fallimento proprio a causa di questo decreto.

 Questo colpo di mano del Governo Renzi contro le rinnovabili avviene ignorando totalmente che la X Commissione del Senato da un anno stà affrontando questi temi per individuare interventi strutturali che possano determinare una riduzione dei costi dell'energia tramite una "Indagine conoscitiva sui prezzi dell'energia elettrica e del gas come fattore strategico per la crescita del sistema produttivo del Paese". E' infatti possibile intervenire senza bloccare il futuro sostenibile ma tramite altre soluzioni e risorse tra cui anche i numerosi sprechi che impieghiamo come sussidi alle fossili. 
Ci riferiamo agli interconnector, agli interrompibili, al capacity payment, CIP 6 e molto altri sussidi pagati dalla bolletta dei consumatori per favorire i soliti notii. Cosi come strutturato il taglia bollette di Renzi, con l'eliminazione della concorrenza dei produttori di energia pulita, sembra più un aiuto ai produttori di energia fossile che un contributo alla riduzione del costo dell'energia per le imprese: infatti uno studio della CGIA di Mestre indica che solamente il 15% delle PMI rientrerà nell'ambito dei vantaggi apportati da questo decreto, lasciando fuori oltre 4 milioni di piccole imprese. 

 Renzi ci accusa spesso di non voler dialogare. In questo caso è stato lui che, anzichè affrontare strutturalmente questi aspetti con la Commissione Parlamentare competente, quindi anche con i suoi stessi colleghi di Partito, con un colpo di mano autoreferenziale vuole dettare l'agenda salvando i sussidi alle fossili, contrariamente a quanto suggerisce la stessa Unione Europea e l'Agenzia Internazionale sull'Energia, e a quanto stanno facendo gli stessi Paesi grandi produttori di petrolio. Noi daremo battaglia per bloccare l'attacco del Governo Renzi contro il futuro sostenibile delle nuove generazioni. Chiederemo lo stralcio di questi provvedimenti e il ripristino della discussione in X commissione al fine di affrontare, senza fretta e in modo razionale e strutturale, il problema della riduzione dei costi dall'energia. Per illustrare le vere misure strutturali per abbassare il costo dell'energia, a breve faremo un'iniziativa pubblica ovviamente in streaming affinchè tutti possano capire la differenza tra provvedimenti tampone e provvedimenti strutturali. stay tuned! 

 X Commissione (Industria, Commercio, Turismo) M5S Senato

lunedì 9 giugno 2014

ALTRO CHE TRASPARENZA, RENZI E IL SEGRETO DI STATO ALLE SPESE DI PALAZZO CHIGI

La soluzione ideale di Matteo Renzi per combattere la corruzione? «Trasparenza, trasparenza, trasparenza». Prima cosa da fare dopo che è scoppiato lo scandalo dell’Expo? «Trasparenza, mettere on line ]tutti gli appalti». È una vera e propria fissa per il premier. Fin dal primo giorno. «Dobbiamo avere il coraggio», disse nel discorso per chiedere la fiducia in Senato il 24 febbraio scorso, «di far emergere in modo netto, chiaro ed evidente che ogni centesimo speso dalla P.A. debba essere visibile online da parte di tutti. Questo significa un meccanismo rivoluzionario per cui ogni cittadino può verificare giorno dopo giorno ogni gesto che fa il proprio rappresentante». Trasparenza. Tanto importante che Renzi la usò come minaccia nei confronti degli enti locali il 18 aprile scorso: «Tutte le spese degli enti locali», twittò, «e anche di quelli centrali online entro 60 giorni. La previsione di legge già c’era ma non era sanzionata. Ora se il singolo comune non mi dà tutti i dati, noi riduciamo i trasferimenti». Una religione, quella della trasparenza. Per tutti. Meno uno: Renzi. Perché da quando è arrivato lui a Palazzo Chigi è accaduto l’esatto contrario. Fino alla fine del mese di gennaio 2014 tutti gli appalti della presidenza del Consiglio dei ministri erano davvero trasparenti. Uno per uno inseriti (magari con qualche ritardo) nel sito Internet www.governo.it in un’apposita sezione. Tutte le gare, tutti i contratti. Prima il bando, poi la notizia delle imprese o dei candidati che avevano concorso, poi la scelta motivata del vincitore, l’importo dell’appalto o della gara e in allegato in pdf il relativo contratto stipulato con l’amministrazione. 

Prima erano trasparenti, i cittadini potevano leggere anche i dettagli contrattuali, e giudicare. Chiunque poteva accedervi. Da quando c’è Renzi non è più così. Nessun testo di contratto, che riguardi una fornitura di una impresa, una convenzione con una associazione, una prestazione professionale, è più disponibile sul sito. Un po’ di trasparenza c'è, a singhiozzo. Il governo pubblica infatti una scarna tabella di tanto in tanto aggiornata con solo i titoli di quel che è avvenuto: dipartimento o amministrazione interna che ha stipulato il contratto, data della gara, vincitore, importo della prestazione (di cui non è noto nulla, né sulla quantità né sulla durata), data di inserimento sul sito internet della presidenza del Consiglio. Non si capisce nulla, e non si può più giudicare nulla. Di fatto sono diventati segretati tutti gli appalti e le forniture della presidenza del Consiglio. Palazzo Chigi fino all’arrivo di Renzi era forse l’amministrazione pubblica più trasparente che esistesse. Anche a proprio rischio, tanto è che alcuni contratti lì inseriti hanno provocato polemiche. Grazie a quella documentazione proprio Libero aveva fatto una inchiesta accurata su tutte le forniture e le scelte di palazzo durante il governo guidato da Enrico Letta. 

Fu in quel caso ad esempio che leggemmo e ovviamente potemmo raccontare ai lettori della incredibile spesa di 25 mila euro ordinata nell’estate scorsa per rifare la poltrona del premier e le altre sedie per gli ospiti esistenti nel suo ufficio. Venticinquemila euro per un semplice cambio della tappezzeria su cui posare le onorevoli terga, e la cosa ovviamente fece scandalo. Scrisse a Libero fra i tanti un sindaco di un paesino del Sud allegando la foto della poltrona che aveva trovato al suo arrivo, quasi sventrata. Il comune non aveva soldi per ripararla, lui se l’era tenuta così e schiumava rabbia per quella spesa del premier italiano messa in conto ai contribuenti. Non portò fortuna a Letta, perché la poltrona nuova di fatto è stata inaugurata da Renzi. Che si è trovato pure le tende di studio rifatte. E gran parte delle suppellettili rinnovate senza badare a spese. Presi i nuovi beni, però, lui ha chiuso a chiave in cassaforte tutti i contratti futuri. Non potremo più sapere né come né quando lui dovesse sostituire scrivanie, risme di carta o altri arredi né per quale importo. Al massimo ci dirà che con tale fornitore ha stipulato un contratto da tot euro per acquisizione di arredi. Cioè nulla. Con la vecchia trasparenza abbiamo potuto rivelare anche quante e quali bibite avevano riempito il bar dei ministri senza portafoglio grazie al nostro portafoglio, e quanto ciascuna era costata. Ora grazie a Renzi tutto è diventato riservato, quasi un segreto di Stato. Raccontammo quanti iPad e iPhone erano stati acquistati per ciascun ministro e collaboratore dipendente da Palazzo Chigi al momento di insediare il nuovo governo, e perfino quale era stato il contratto per ciascun apparecchio. Ora è mistero se li abbiano acquistati e a quale costo di funzionamento, perché i contratti sono stati tutti segretati. Raccontammo quanti kg di caffè si consumavano a Palazzo Chigi, e di quale marca, a quale prezzo. Potemmo rivelare il vezzo dell’allora ministro della Funzione Pubblica di rifornirsi direttamente dalla Lavazza per acquistare un certo numero trimestrale di capsule di caffè per la macchinetta personale, preferita a quello del bar interno che forse i commessi portavano un po’ freddo. Ora non sappiamo più nulla. Segreto quel che avviene nell’ufficio di Marianna Madia, segreta ogni fornitura in quello di Maria Elena Boschi. Nessuna notizia del tapis roulant che pare abbia fatto acquistare non si sa da chi e a quale prezzo lo stesso Renzi per la palestra interna che già esisteva a Palazzo Chigi. Segreta ogni fornitura per l’appartamento privato del premier utilizzato a pieno servizio. Una grande rivoluzione, come aveva annunciato Renzi. E infatti non pensavamo proprio di tornare con la trasparenza all’epoca di Giulio Andreotti a Palazzo Chigi. La rivoluzione è fatta: ci siamo tornati. di Franco BECHIS

NONNINA DI 101 ANNI CACCIATA DI CASA! EQUITALIA NON CONOSCE PIETA’. GUARDA IL VIDEO DELLO SCANDALO!

Per la sesta volta un ufficiale giudiziario di Ravenna tenta di sfrattare la famiglia Tassinari. In casa con Stefano (il proprietario) vivono la madre e la nonna: due donne anziane di 78 e 101 anni e la sorella che soffre di una grave disabilità mentale. Ma Equitalia non si ferma di fronte a nulla. (servizio di Cristina Scanu) tratto da La Gabbia su La7: 


 

domenica 8 giugno 2014

M5S SMASCHERA #PD: LAVORI DDL #ANTICORRUZIONE, VOTAZIONE BLOCCATA AL SENAT0 LA SERA PRIMA DEGLI ARRESTI

cappelletti
04-06.2014 "Mentre stavano per partire gli arresti per lo scandalo MOSE, ieri sera al Senato il sottosegretario Ferri faceva sospendere la votazione sulla nuova legge anti-corruzione!  
Un mese fa insieme ai colleghi del Senato Gianni Girotto, della Camera Federico D'Incà, Marco Brugnerotto e Manuele Cozzolino mi recai dal Procuratore Capo di Venezia per rappresentare le preoccupazioni dei parlamentari veneti del Movimento 5 Stelle in merito alla secretazione della convenzione economica sul progetto della Pedemontana Veneta. In quell'occasione chiedemmo al Procuratore lo stato dell'inchiesta sul MOSE che ci disse che le inchieste erano ancora in corso. In Veneto che arresti eccellenti fossero nell'aria se ne parlava da mesi. Oggi non siamo affatto stupiti che il partito unico delle Grande Opere sia messo di nuovo sotto inchiesta dalla Magistratura. Tutto questo accade mentre ieri sera in Commissione Giustizia al Senato il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri (in quota centrodestra) ha chiesto ed ottenuto (parere contrario M5S) di sospendere all'ultimo minuto la votazione dell'atteso provvedimento su corruzione, auto-riciclaggio e falso in bilancio con Nitto Palma (Forza Italia) che ha chiesto di parlare e mettere in calendario la...responsabilità civile dei magistrati! Il Movimento 5 Stelle è un anno che si batte per l'approvazione di una nuova legge anti-corruzione con proposte delle quali sono primo firmatario. Basta ipocrisie!" Enrico Cappelletti (m5s)

 In caso di arresti sotto elezioni Forza Italia e Pd hanno sempre parlato di "giutizia a orologeria". Questa volta i gemelli siamesi delle Grandi Opere non hanno nulla da dire? Forse diranno che per gli arresti sul MOSE il timer è stato a scoppio ritardato? Una cosa è certa oramai: Grandi Opere-Grandi Tangenti per esponenti Pd e Forza Italia. La magistratura prosegua senza indugi e si approvi quanto prima una nuova legge anti-corruzione che permetta di recuperare decine di miliardi di euro per l'economia italiana. Maurizio BUCCARELLA (M5S)    

  "Legge anticorruzione: ringraziamo tutti il governo per averne bloccato i lavori. Oggi in Commissione Giustizia si sarebbero dovuti votare gli emendamenti al DDL anticorruzione, che è già calendarizzato in aula per martedì prossimo. Tutti a parole pronti a dare una stretta alle norme, tutti a parole a varare questa legge, anche IL PRESIDENTE GRASSO OGGI HA TUONATO PER AVERE PRESTO UNA SERIA LEGGE ANTICORRUZIONE... Cosa è successo pochi minuti fa? Ai sensi dell'arti. 51 Co. 2 del regolamento del Senato, i lavori sul disegno di legge anticorruzione sono DIFFERITI A DATA DA STABILIRSI (leggasi "arenati") perché il Governo ANNUNCIA un proprio disegno di legge sulla materia. Il Parlamento era pronto a varare un testo ma il Governo decide ancora una volta di arrogarsi la potestà legislativa, così facendo bloccando i lavori di un ddl FONDAMENTALE. Questo a ridosso dello scandalo expo, mose e di chissà quanti altri casi che verranno fuori. Ma si sa, meglio farla più tardi possibile la legge, perché tanta fretta? Con calma, permettiamo ancora a questi predoni di depredare il paese."   Vito CRIMI (m5s)   

  Caso MOSE: "Noi in Veneto lo sappiamo da anni che qualcosa non funziona!" Video Giovanni ENDRIZZI(M5S):
 


 «Ci vorrebbe la ghigliottina» Cosi commentano i 5 Stelle: Duri i toni del senatore Michele Giarrusso. «Io per quelli del Mose, dell'Expo e della Tav vorrei la ghigliottina - ha detto a «La Zanzara» su Radio 24 - Ai vari Orsoni e Galan taglierei la testa», rincara, spiegando che del resto «in Francia durante la Rivoluzione mica erano barbari, erano evoluti». «Con la ghigliottina - dice ancora Giarrusso - la morte è più evocativa. Robespierre ha mandato la Francia nell'età moderna. Si sono sbarazzati di una classe parassitaria che viveva sulle spalle del popolo. Il popolo moriva di fame e loro banchettavano». «Non esagero, sono sistemi che si ripetono», argomenta il senatore M5S.

 «Noi abbiamo ricreato una classe politica parassitaria politica: lì c'erano i nobili, oggi si chiama Casta». «Ci vorrebbe la ghigliottina» Sul tema intervengono nuovamente i 5 Stelle. Duri i toni del senatore Michele Giarrusso. «Io per quelli del Mose, dell'Expo e della Tav vorrei la ghigliottina - ha detto a «La Zanzara» su Radio 24 - Ai vari Orsoni e Galan taglierei la testa», rincara, spiegando che del resto «in Francia durante la Rivoluzione mica erano barbari, erano evoluti». «Con la ghigliottina - dice ancora Giarrusso - la morte è più evocativa. Robespierre ha mandato la Francia nell'età moderna. Si sono sbarazzati di una classe parassitaria che viveva sulle spalle del popolo. Il popolo moriva di fame e loro banchettavano». «Non esagero, sono sistemi che si ripetono», argomenta il senatore M5S. «Noi abbiamo ricreato una classe politica parassitaria politica: lì c'erano i nobili, oggi si chiama Casta».

giovedì 5 giugno 2014

COME SCEGLIERE UN GRUPPO AL PARLAMENTO EUROPEO

I gruppi parlamentari all'europarlamento sono un concetto molto diverso rispetto ai gruppi nei parlamenti nazionali. Nel parlamento italiano ogni gruppo corrisponde in pratica a un partito. Non esiste (non so se ci sono state eccezioni negli anni ma solitamente è così) un gruppo a cui ci sono più di un partito - con l'eccezione appunto del Gruppo Misto. Nell'europarlamento invece i gruppi parlamentari devono essere composti da partiti di almeno 7 stati-membri (la regola è una percentuale che per l'attuale UE di 28 paesi corrisponde a 7 nazioni). Questo significa che inevitabilmente nello stesso gruppo ci sono partiti diversi, con programmi che sicuramente non coincidono in tutto, con storie diverse, con principi di base che non coincidono totalmente. 
 L'europarlamento, a differenza dei parlamenti nazionali, ha la particolarità che è un luogo di incontro anche di varie nazioni, con storie diverse e con costumi diversi. E gli eurogruppi sono anche un'occasione per queste diversità di trovarsi insieme e condividere dei percorsi diversi che però hanno alcuni scopi simili e comuni. Entrare in un gruppo europarlamentare non significa esattamente alleanza, nello stesso significato che la alleanza ha per il parlamento italiano. In una alleanza si è praticamente obbligati a votare nello stesso modo, se non sempre, almeno quasi sempre. La appartenenza in un gruppo europarlamentare è necessaria, non per garantire stesse votazioni da più partiti ma per altri motivi, non tanto politici ma pratici. Gli eurodeputati di ogni forza politica possono scegliere di appartenere in un gruppo o di rimanere senza appartenenza cosa che è assolutamente possibile. La appartenenza in un gruppo significa qualche possibilità operativa in più: poter fare più interventi durante il dibattito, avere più minuti per intervento, avere a disposizione più staff e varie altre cose simili. Questo è il motivo per cui è importante - anche se non assolutamente necessario - far parte di un gruppo europarlamentare. 

La scelta va fatta sulle visioni, programmi, modi di pensare e di agire comuni. I quali SICURAMENTE non possono coincidere totalmente vista la varietà di forze politiche e partiti da varie nazioni che ne fanno parte (PER REGOLAMENTO). Il M5S non è un partito né intende che lo diventi. È una libera associazione di cittadini. Non ha un colore politico e di ideologia e non dovrà assumerlo. Partecipa alla politica istituzionale con punti chiari, precisi e specifici a ogni competizione elettorale. Parte dalle 5 stelle: Acqua pubblica, Ambiente, Connettività, Sviluppo, Trasporti. 
I punti pricnipali e specifici del programma del M5S per la partecipazione alle elezioni per l'europarlamento del 2014 sono stati e SONO i seguenti: 

 1. Abolizione Fiscal Compact 
 2. Adozione degli Eurobond 
 3. Alleanza fra i Paesi mediterranei per una politica comune 
 4. Investimenti in innovazioni e attività produttive escluse dal 3% del deficit annuo 
 5. Investimenti per il rilancio dell'attività agricola 
 6. Abolizione del pareggio di bilancio 
 7. Referendum per la permanenza nell'Euro 

 È stato detto e ribadito innumerevoli volte durante la campagna elettorale che questo è il nostro programma per l'Europa ed è su questo programma che ognuno di noi ha proposto ai cittadini di votare M5S e questo su cui i cittadini hanno deciso di votare M5S. Per scegliere meglio a che gruppo europarlamentare appartenere bisogna ragionare sul quale eurogruppo ha come priorità QUESTI PUNTI!!