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sabato 14 marzo 2015

L'Islanda sospende la candidatura per entrare nell'Unione Europea, il governo: "Troppi limiti alla pesca"

13/03/2015 - L’Islanda non avvierà i negoziati per entrare nell’Unione europea. Lo ha annunciato in un comunicato il ministero degli Esteri islandese, affermando che: "Il governo considera che l’Islanda non è più un Paese candidato e richiede che l’Unione europea agisca di conseguenza da ora in poi". Il comunicato aggiunge inoltre che il governo di Reykjavik ha parlato con la Lettonia, che è presidente di turno dell’Ue. 
L’Islanda avviò i primi colloqui per unirsi all’Unione europea nel 2009, dopo la crisi economica che portò il Paese alla bancarotta ma il sostegno popolare all’adesione si è ridotto da quando, due anni fa, è salito al governo un partito con posizioni euroscettiche. La candidatura per il momento è sospesa, non ritirata. Tra i motivi principali del freno del governo conservatore ci sono i limiti al pescato che le politiche europee imporrebbero a uno dei pilastri dell'economia islandese. Un tema che nel corso delle trattative tra il giugno 2011 e il gennaio 2013 è stato neanche sfiorato. FONTE

giovedì 12 marzo 2015

COS'E 'Solar Impulse?: VOLARE SENZA UN GOCCIO DI CARBURANTE

Nel 2013, Solar Impulse 1 attraversò gli Stati Uniti d'America da costa a costa, da San Francisco a New York City. Solar Impulse ha completato la traversata storica degli Stati Uniti, ovest a est, per un periodo di 2 mesi nell'estate del 2013. Sulle orme dei pionieri dell'aviazione come i fratelli Wright e Charles Lindbergh, Bertrand Piccard e André Borschberg ha subito la costa -a-coast sfida per diffondere un messaggio che dimostra cosa si può fare con lo spirito di innovazione e le tecnologie pulite. La missione è stata resa possibile grazie al sostegno di Solar Impulse partner Solvay, Schindler, Bayer MaterialScience, Swiss Re Corporate Solutions, SunPower, e la Confederazione svizzera. Le prime missioni nel 2013 "Across America" ​​tutte le tappe: 

• 03-04 MAGGIO 2013: la Prima tappa San Francisco / Moffett Airfield - Phoenix / Sky Harbor 
• 22-23 maggio 2013: la seconda gamba Phoenix / Sky Harbor - Dallas / Fort Worth 
• 03-04 Giugno 2013: la terza gamba Dallas / Fort Worth - St. Louis / Lambert Aeroporto 
• 14-15 giugno 2013: la quarta gamba St. Louis / Lambert Airport - Washington DC / Dulles via Cincinnati 
• 6 Luglio 2013: Quinta e ultima tappa di Washington DC / Dulles - New York / JFK COS'E

 'Solar Impulse? L'unico aereo di resistenza perpetua, in grado di volare giorno e notte su energia solare, senza una goccia di carburante. La nostra sfida è quella di tentare il primo Round-The-World Solar Flight nel 2015. Un modo per Bertrand Piccard, André Borschberg e il loro team di dimostrare con spirito pionieristico, l'innovazione e le tecnologie pulite possono cambiare il mondo:

 

 10/03/2015 LIVE: Solar Impulse Airplane - Atterraggio in Ahmedabad - First Round-The-World Solar Flight. Atterraggio in Ahmedabad completa la seconda tappa del primo Round-The-World Solar Volo, con Bertrand Piccard e André Borschberg aver preso i comandi per un volo.

 

Cucù, Sorpresa! Il taglio dell’Irap 2014 non c'è più: Renzi si è rimangiato il tanto agognato taglio dell’Irap nel 2014

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11/03/2015 - Promesso per lo scorso anno, rimandato al 2015 per problemi di bilancio. Ma nessuno ne parla. Detto in una frase: il governo Renzi si è rimangiato il tanto agognato taglio dell’Irap nel 2014 per evitare di sforare il limite del 3% sul deficit. Questa è la notizia, che naturalmente nessuno dei telegiornali si è preoccupato di dare. Anche il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, intervistato da Massimo Giannini durante la trasmissione Ballarò di martedì 10 marzo, si è ben guardato dal menzionare quanto è successo all’Irap nel 2014, lodando invece il meraviglioso taglio dell’odiata imposta regionale sulle attività produttive a partire dal 2015. Partiamo dall’inizio: il taglio dell’Irap nel 2014, deciso dal governo Renzi in primavera, era un taglio del 5% realizzato attraverso una diminuzione dell’aliquota, per diventare a regime un taglio del 10% a partire dall’anno successivo. 

Peccato che durante il 2014 la congiuntura economica è andata molto peggio di quanto preventivato dal governo, e nel contempo il processo di revisione della spesa capitanato dal commissario Carlo Cottarelli è stato in buona sostanza mandato in soffitta dal governo stesso: non per niente l’impegno triennale di Cottarelli, così come previsto al momento della nomina da parte del predecessore Letta, si è trasformato in un solo anno di lavoro, con risultati tutt'altro che esaltanti, peraltro. Economia in recessione e mancati tagli alla spesa si traducono quasi meccanicamente in minore spazio per tagliare le tasse. Il governo Renzi ha dovuto pubblicamente prenderne atto a settembre, con la Nota di Aggiornamento al Def, e successivamente con la Legge di Stabilità: pur finanziando alcuni interventi con deficit aggiuntivo, restava il problema di rimangiarsi qualcuno dei tagli di imposte già implementati. Dal punto di vista politico, rimangiarsi i cosiddetti 80 euro di bonus Irpef sarebbe stato un autentico suicidio. 
Il governo Renzi, quindi, si è visto costretto a intervenire retroattivamente sul taglio Irap, cercando di nascondere la cosa attraverso l’invenzione di una nuova versione del taglio stesso - salari a tempo indeterminato esclusi dalla base imponibile -, ma solo a partire dal 2015. Facciamo un po’ i conti: dal momento che le imposte – a parte il gioco degli acconti - si pagano nell’anno successivo, il mancato taglio dell’Irap nel 2014 non dà un vantaggio in termini di cassa agli equilibri del 2014, ma lo dà in termini della cosiddetta “competenza”, poiché quell’imposta riguarda il valore aggiunto prodotto durante quell’anno. 
Dal punto di vista della competenza, la relazione tecnica alla Legge di Stabilità ci spiega che il mancato taglio dell’Irap per il 2014 vale 2 miliardi di euro di miglioramento per il deficit, che – ai fini dei vincoli europei sui conti pubblici - è appunto calcolato per competenza e non per cassa. Qualche giorno fa, l’Istat ha comunicato che il deficit per il 2014 è esattamente il 3 per cento. Solo per un pelo, quindi, non abbiamo sforato il famoso limite che nacque a Maastricht: 2 miliardi di euro valgono all’incirca lo 0,125% di Pil: se il governo non si fosse rimangiato il taglio dell’Irap si sarebbe assestato intorno al 3,125%, ossia sopra il limite del 3 per cento. Gli imprenditori che pensavano di pagare un po’ meno tasse nel 2015 si sono pertanto trovati la bella sorpresa di un taglio che non esiste più. Nel 2015 avremo entrate straordinarie grazie alla voluntary disclosure - a occhio tra i 5 e i 10 miliardi di euro - e il triplice dividendo regalatoci da Draghi ed emiri: tassi di interesse, cambio euro/dollaro e petrolio bassi. L’incasso della voluntary disclosure è una partita straordinaria che non si ripete negli anni successivi, i quali dal punto di vista dei conti pubblici sono presidiati da gigantesche clausole di salvaguardia su Iva e accise, qualora la revisione della spesa non porti gli esiti preventivati. 
Gli imprenditori sono già stati fregati una volta, quindi. E adesso non resta loro che sperare nella nuova versione del taglio Irap, sempre che il governo non cambi un’altra volta idea, costretto dall’incapacità di tagliare la spesa pubblica corrente. Parliamoci chiaro: l’incertezza sulle tasse fa malissimo agli investimenti, perché induce gli imprenditori a rinviare spese produttive, ed è figlia di questa impostazione di bilancio totalmente refrattaria ai tagli di spesa. È questa la strada per fare crescere un paese almeno al 2% all’anno? La risposta è un pacato ma sonoro «No!». FONTE

Dopo tre mesi di ritardo i giornali si ricordano che: “Tutti i Bar della Rai erano in mano a Carminati”

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11/03/2015 - Era il 17 dicembre 2014 quando denunciavamo un fatto tanto curioso quanto inquietante. Nell’ordinanza cautelare emessa nell’ambito dell’inchiesta Mafia Capitale si parlava di un personaggio ignorato da tutti i media: Giuseppe Ietto, titolare della “Unibar” la società che da 11 anni gestisce i bar delle sedi della Rai. I giornali, nonostante noi continuassimo a portare l’attenzione su questo non trascurabile elemento, hanno continuato a snobbare la notizia. 

 Oggi, 11 marzo, a quasi tre mesi dalla prima denuncia, anche Il Messaggero (“Mafia capitale, chiudono i bar della Rai“) e il Fatto Quotidiano (“La Rai resta senza il caffè. Chiusi i bar du Mafia Capitale“) si svegliano dal torpore e danno la notizia. Alla buonora. Sì, perché la figura di Giuseppe Ietto e il suo legame con Massimo Carminati e Salvatore Buzzi non sono certo “dettagli” da far passare in secondo piano. Eppure i giornali, da tre mesi a questa parte, hanno pensato bene di non dare risalto alla notizia. Hanno pensato che l’argomento non interessasse ai loro lettori? Oppure (il dubbio è lecito) lo hanno fatto per non dare un dispiacere al Dg Luigi Gubitosi? 
 Anche perché altrimenti non si spiega: arriva in Rai la Guardia di Finanza e mette sotto sequestro il bar, nominando un custode giudiziario e tu, giornale, non lo scrivi? Si parla della possibilità, neanche tanto remota, di infiltrazioni mafiose in Rai e tu, giornale, svicoli? Dobbiamo supporre che “qualcuno”, dai piani alti di viale Mazzini, ha chiamato gli amici giornalisti pregando di sorvolare sull’argomento, dicendo che tanto si tratta di “una cosa trascurabile”? Giuseppe Ietto risulta proprietario di tre società (Unibar, Unibar2 e Venti punto dodici) alle quali facevano riferimento, appunto, i bar interni alla Rai. Tre società che Ietto amministrava come prestanome di Massimo Carminati, vero gestore dei locali. Carminati, quello di Mafia Capitale, l’anima nera del crimine capitolino. Presente? 
 E il fatto che un criminale di tale calibro avesse una sua “base operativa” (anzi dieci) all’interno delle sedi della televisione di Stato pare non sia stato, finora, degno di nota. Ora aspettiamo che anche gli altri giornali si sveglino. E che Gubitosi ci faccia sapere cosa ha fatto in questi mesi. FONTE

Piano di morte per Nino Di Matteo: per motivi di sicurezza il pm costretto a disertare l’incontro con le Agende Rosse

10/03/2015 - Una sedia vuota al banco dei relatori. È questa l’immagine più eloquente che resta dell’incontro intitolato “La lotta alla mafia, un movimento culturale e morale” organizzato dalle Agende Rosse sabato al centro congressi Santo Volto, in via Borgaro 1, a Torino. Il posto vuoto è quello che sta dietro alla targhetta che porta il nome di Nino Di Matteo, pubblico ministero nel processo sulla trattativa Stato-mafia, il patto scellerato che a cavallo tra il 1992 e il 1993 vide sedersi allo stesso tavolo uomini dello Stato e vertici di Cosa Nostra, messo nero su bianco da una sentenza definitiva. Ufficialmente, il magistrato ha dovuto disertare l’incontro per motivi di sicurezza. Presenti, invece, il sindaco di Messina Renato Accorinti, il direttore de ” Il Fatto Quotidiano” Marco Travaglio e Sabina Guzzanti, attrice e regista del film “La Trattativa”. Da molti mesi, e cioè da quando Di Matteo è stato oggetto degli ordini di morte del boss Totò Riina, e ancor più insistentemente da quando il pentito Vito Galatolo ha svelato e sventato il piano di attentato ai suoi danni, Salvatore Borsellino con le Agende Rosse si batte a gran voce per ottenere il bomb jammer, un dispositivo elettronico che consente di disattivare telecomandi e ordigni anche a grande distanza e che garantirebbe al magistrato minacciato una sicurezza e una libertà di movimento maggiori. 

Sicurezza che, stando alle parole del fratello del magistrato ucciso nel 1992, presenterebbe maglie troppo larghe, a partire dal colore dei finestrini dell’auto su cui quotidianamente il magistrato si muove, diversi da quelli delle auto di scorta. Non bastasse, c’è poi tutto un capitolo che riguarda l’impianto di videosorveglianza nei corridoi del Palazzo di Giustizia di Palermo: recentemente è stato il procuratore generale Roberto Scarpinato a trovare sulla porta dell’ufficio un messaggio di avvertimento, preceduto da una lettera che gli è stata fatta arrivare direttamente sulla scrivania. Tutti movimenti di cui non si trova traccia nei filmati. Un’inchiesta a questo proposito è stata aperta per capire se i video di sorvegliana siano stati manipolati. Marco Travaglio ha definito l’isolamento di Nino Di Matteo come «una cartina al tornasole» del fatto che, nonostante i passaggi di testimone all’interno delle istituzioni (Presidenza della Repubblica, Csm, Governo) e della stessa mafia, il pm della trattativa rimane «il nemico pubblico numero uno» sia dello Stato che di Cosa Nostra. 

Quindi si è interrogato sulle ragioni che hanno spinto il Consiglio Superiore della Magistratura a nominare a capo della Procura di Palermo Franco Lo Voi, tra i candidati quello con meno esperienza nel campo della lotta alla mafia e l’unico ad aver ricoperto un incarico di nomina politica alla superprocura europea Eurojust. Ma è stato Salvatore Borsellino a puntare il dito contro quel Csm che la scorsa settimana ha bocciato la nomina di Di Matteo alla procura nazionale antimafia, preferendogli candidati più giovani e meno titolati: «oggi il Csm conta undici Giuda e un solo apostolo», ha detto. Poi si è appellato all’intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che in qualità di capo dell’organo di autogoverno dei magistrati «dovrebbe intervenire pesantemente per distanziarsi da quelle che sono state le scandalose mosse garanti di una trattativa tra mafia e Stato dirette dal suo predecessore», ha aggiunto. 

Appello che è stato raccolto da Letizia Battaglia, fotoreporter palermitana, che ha indirizzato a Mattarella una lettera in cui chiede al Capo dello Stato di intervenire prima che sia troppo tardi «affinché la bocciatura sulla candidatura di Nino Di Matteo possa essere rivista» per «dare un segnale forte da parte dello Stato», riporta la missiva. Di un’Italia «prima e dopo la trattativa» ha parlato Sabina Guzzanti. «Oggi ci ritroviamo con una classe politica completamente diversa, dove le istituzioni sono state svuotate dai loro valori e dal loro significato, dove è cambiata la cultura, la televisione, l’informazione, il rapporto con la politica, la testa dei cittadini», ha aggiunto. E se c’è un merito che le va riconosciuto è l’aver portato all’attenzione del grande pubblico un tema che altrimenti non sarebbe andato oltre la carta stampata, in barba ai numerosi ostacoli anche di natura finanziaria. Alla fine del suo intervento, è stato il sindaco di Messina Renato Accorinti a sollevare la targhetta con il nome di Nino Di Matteo scatenando l’applauso dei presenti. FONTE

mercoledì 11 marzo 2015

LA LEGA NEI GUAI A REGGIO EMILIA: 48 INDAGATI PER RIMBORSI FACILI

Reggio Emilia, 11 mar. 2015 - Appropriazione indebita aggravata: questa l'accusa con la quale risultano indagati dalla procura di Reggio Emilia 48 leghisti per una serie di spese rimborsate - per un totale di circa 250 mila euro - a dirigenti e militanti del partito tra il 2009 e il 2012. 
 L'indagine nasce nel 2012 dall'esposto di Mario Lusetti, poi espulso dalla Lega e anche lui indagato. In una nota, la Lega Emilia definisce la contabilita' regolare. "Quella che denunciano gli organi di stampa oggi e' una vicenda vecchia della quale eravamo perfettamente a conoscenza e sulla quale si sta gia' facendo la necessaria chiarezza- si legge nella nota - La Lega, infatti, ha verificato tutta la contabilita' regionale sia attraverso gli organi locali che con il supporto della sede federale di Milano e non e' stata trovata nessuna irregolarita'". 
"Per quello che riguarda le pezze giustificative che seppure in alcuni casi non riportavano l'intestazione Lega Nord, le stesse, erano chiaramente riconducibili all'attivita' del movimento svolta dai singoli tesserati- prosegue ancora la nota della Lega - Non c'e' quindi nessuna intenzione da parte della Lega Nord di costituirsi parte civile in quanto non si ravvisa nessun danno e anzi si da massimo appoggio a tutti quei militanti, in molti casi pensionati e studenti universitari, che hanno svolto attivita' politica per il movimento. Confidiamo quindi - conclude la nota - in una rapida soluzione di tutta la vicenda appena saranno chiariti i singoli fatti". (AGI) .

Scuola, gli studenti torneranno domani a manifestare in tutta Italia: domani giovedi' nero, cortei in tutta Italia

Roma, 11 mar. 2015 - Lo stesso giorno in cui il governo dovrebbe finalmente varare la riforma della scuola. "Il 12 marzo gli studenti torneranno in piazza in tutto il Paese", fa sapere l'Unione degli studenti. "Noi - prosegue l'associazione - non ci limitiamo a chiedere il ritiro de 'La Buona Scuola', ma stiamo opponendo delle valide alternative, proposte ieri in una conferenza stampa alla Camera. 
Vogliamo un 'Altra Scuola' giusta che riparta da sette priorita': un nuovo diritto allo studio col fine di raggiungere la piena gratuita' dell'istruzione; un'alternanza scuola-lavoro finanziata e qualificata; finanziamenti per il rilancio della scuola pubblica; una riforma della valutazione in chiave democratica; investimenti sostanziosi sull'edilizia scolastica; un ripensamento radicale dell'autonomia scolastica; una riforma dei cicli scolastici, dei programmi e della didattica".
 Le proteste si terranno in una quarantina di citta', da Roma a Milano, passando per Trieste, Napoli, Catania e Cagliari. La riforma della scuola e' una priorita' del governo, come ha sottolineato piu' volte il premier Matteo Renzi, ma ancora non e' chiaro se il maxi piano di assunzioni degli insegnanti precari sara' inserito nel disegno di legge che comprende la parte relativa all'autonomia scolastica e alla didattica oppure se prendera' la forma di un decreto legge. Dal ministero dell'Istruzione viene detto che sara' tutto incluso nel ddl, anche se a questo punto i tempi rischiano di essere stretti. (AGI)